Pollastri Ribelli

Un piede nelle terre rubate
(Sessione 1) Diffidate dai Masochisti di Kulagh

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Era con questo lasciapassare in saccoccia che vari gruppi di avventurieri erano stati messi inseme alla meno peggio dai Signori della Spada e inviati a esplorare le terre a sud di Restov: la Cinta Verde, verde cuore delle Terre rubate.

Di questi gruppi, il peggio assortito era di sicuro quello che seguiva la strada del Rame.
Quattro avventurieri, quattro giovani di belle speranze, quattro intrepidi sognatori, quattro senza quattrini.
Erano quattro, insomma.

Due erano umani, scesi dai monti come certi caproni pecorai nei giorni del dì di festa. DRIGO, il biondino con la spada, faceva notare a tutti che le sue nobili origini, appuntate come una spilla sul suo sangue, lo promuovevano indiscutibilmente a capo della compagnia.
TACK lo lasciava fare. Si conoscevano sin da bambini, quando giocavano a guardie e goblin tra le stanza del tempio di Toreg, il dio col martello importante. Il nano sacerdote che lo aveva allevato raccomandava continuamente Tack di non lasciarsi coinvolgere nelle bislacche idee del suo amico.
L’ultima, in ordine di tempo, era stata quella di lasciare tutto e avventurarsi in questa missione suicida. Tack lanciò un’ultima occhiata alle sue spalle e si chiese se sarebbe stato meglio completare il seminario, se non fosse troppo tardi per dare ascolto ai consigli del vecchio nano.

A completare la brigata c’erano due stranieri, venuti da chissà dove. Erano sempre più i forestieri che arrivano nella regione, togliendo missioni agli avventurieri locali. Qualcuno sosteneva che il re elargisse a queste genti ben quaranta monete d’oro al giorno, o addirittura che li facesse alloggiare nelle locande più prestigiose a spese dei cittadini più indigenti. Non si sa se queste voci fossero pretestuose, ma di sicuro da quelle parti di elfi non se ne vedevano poi molti.

Uno aveva un nome incomprensibile alle orecchie umane, tanto che Drigo aveva preso il vizio di chiamarlo LUCERTOLA, che suonava abbastanza simile. Lucertola sosteneva di essere un pioniere, aveva caricato di attrezzi da lavoro e utensili vari la povera schiena del suo malconcio cavallo, noto ai più col nome di Coppiette.

L’altro elfo non amava parlare di sé, ma almeno un nome serio ce lo aveva. Si chiamava SAERUS AEGNOR, che nella lingua comune significava più o meno spruzzo di veleno dal fuoco funesto, poteva sembrare poco rassicurante, ma per sua fortuna gli altri tre avevano altro da fare che preoccuparsi di toponimia.

Sulla loro strada c’era una donna, all’orizzonte, che sbracciava. Dietro di lei, col cielo all’imbrunire, un vecchio forte dismesso…

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